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Caricatura di Jane Austen

Jane Austen non è vittoriana (e vi chiarisco anche il perché)

Cari lettori,

in questa domenica piuttosto piovosa vorrei ricollegarmi ad un post che avevo scritto qualche tempo fa, cioè questo, relativo al documentario austeniano di produzione tutta italiana mandato in onda sul canale Rai Scuola intitolato “By a Lady… a Journey into Jane Austen’s World”.
Da qualche settimana è possibile guardare il breve documentario anche online, infatti Rai Scuola lo ha reso disponibile sul suo sito (per chi se lo fosse perso, a questa pagina).

Nel mio post in cui introducevo e recensivo il documentario, conclusi dicendo cosa non mi era piaciuto della presentazione della Austen, ovvero che fosse ‘contestualizzata’ principalmente in epoca vittoriana. E’ una cosa che proprio non riesco a capire, e che proprio non posso concepire: come, ancora oggi, si possa definire la Austen una figura vittoriana?
Sicuramente una brutta svista dei produttori, ma nel documentario si afferma con chiarezza che “being a writer during the Victorian Era was quite immoral for a woman”. C’è proprio una resistenza a questo fatto di cui proprio non mi capacito. E qui, lasciate che dia sfogo alle mie critiche e che provi, se ci riuscirò, a spiegarvi come mai crediamo che JA sia una figura vittoriana!

Prima di tutto, storicamente siamo fuori fase: facendo due conti e guardando un po’ di storia, quando la Austen morì (1817), la Regina Vittoria (1819-1901) doveva ancora nascere. Facendo poi ulteriori osservazioni sulla scrittura austeniana, dovremmo renderci conto di quanto ancora lei sia “imbevuta” di ideali e di tratti settecenteschi, più che ottocenteschi (e come sia antesignana di altri tratti, ma di questo magari ne parleremo in un’altra occasione). E comunque il suo periodo è quello della Reggenza, non di certo quello vittoriano!

A Memoir of Jane Austen, James Edward Austen-Leigh, 1870

A Memoir of Jane Austen, James Edward Austen-Leigh, 1870

Questa maschera estremamente resistente persiste a causa del Memoir, quello redatto dai nipoti nel 1868-70 (e, in parte, alimentato dal Biographical Notice of the Author, redatto da Henry Austen a prefazione dell’edizione del 1817 di Persuasione e Northanger Abbey). Il Memoir sì che è un trionfo di ideali vittoriani: la Austen è un angelo del focolare, una zia dolce e amabile che amava raccontare favole ai bambini, una donna mesta, mite, mai troppo scortese (!!), dotata persino del genio più completo, ovvero l’abilità di far uscire dalla sua penna i romanzi già finiti (MAI), completi e forse, anche, infiocchettati con nastrini e pizzi, d’altra parte, ricamava benissimo! La Austen del Memoir scrive per puro diletto, mai per soldi o per la notorietà. La Austen del Memoir… non è mai esistita.
Se, infatti, nessuno mette in dubbio le sue qualità di zia amorevole (o di abile ricamatrice), chiunque abbia letto bene il carteggio austeniano saprà altrettanto bene quanto invece lei fosse un’acuta osservatrice e commentatrice e quanto poco riuscisse a nascondere, almeno alla sorella, le sue battute e i suoi commenti pungenti.

La questione della perfezione della sua scrittura, poi, è un altro tema fondamentale che il Memoir esalta in continuazione ma che la critica ha ormai dimostrato essere una cosa non vera da tempo. James-Edward ammette che “[E]very thing came finished from her pen; for on all subjects she had ideas as clear as her expressions were well chosen”, ma egli non potrebbe essere più in errore: studi sui manoscritti sopravvissuti dimostrano quanto invece ciò che leggiamo noi oggi sia il frutto di molteplici rimaneggiamenti. Ad oggi sopravvive soltanto il manoscritto di Persuasione (oltre a quelli dei Juvenilia e di alcune opere incomplete come I Watsons), tuttavia già da lì possiamo vedere quanto invece la Austen non fosse assolutamente certa delle sue decisioni: cambiò tutto un capitolo e ne stravolse il finale! S&S e P&P, poi, nacquero e furono concepiti come romanzi epistolari, quindi proviamo ad immaginare quanta distanza ci fosse tra la prima stesura (in cui ad esempio le eroine non erano nemmeno sotto lo stesso tetto!!) e il prodotto finito. 

Jane Austen by her sister Cassandra, 1810 ca.

Jane Austen by her sister Cassandra, 1810 ca.

Dunque, sebbene questo ritratto familiare sia di estrema valenza perché possiamo godere di alcuni ricordi familiari che, altrimenti, sarebbero sicuramente andati perduti, molte affermazioni sono da prendere con le pinze. Questo perché i nipoti hanno in un certo senso creato un’immagine altra della zia, per poter consegnare al pubblico un ritratto satinato, pulito, chiaro, senza ombre, un ritratto abbellito.
Al loro tempo sì che sarebbe stato immorale ammettere che la loro cara zia scriveva per diventare famosa (ma lei, a sua sorella Cassandra scrive nel 1796: “I only write for fame”). E questo abbellimento è lo stesso che ha interessato il ritratto disegnato da Cassandra nel 1810 ca. Il suo era asciutto, la Austen non sorrideva, aveva uno sguardo pungente, non rassicurante, sembrava persino bruttina, non sembrava aver nessuna voglia di farsi ritrarre. Il ritratto del 1870 è tutta un’altra cosa. E’ come se il suo viso fosse passato attraverso un bravo photoshoppatore dell’epoca. E’ serena, sorride, è abbellita e mesta.
E’, in quell’istante, un’immagine finta, una proiezione di un ricordo, oppure di come i nipoti avrebbero voluto che il pubblico la ricordasse e la immaginasse.
Se era questo il loro intento, dobbiamo dire che ci sono riusciti benissimo! 

  • Per approfondire gli studi sui manoscritti, consiglio il volume di Kathryn Sutherland (2005), Jane Austen’s Textual Lives, from Aeschylus to Bollywood, edito da Oxford University Press (acquistabile su Amazon.it, o reperibile in diverse biblioteche italiane). 

  • Per rendervi conto dei rimaneggiamenti dei manoscritti austeniani, collegatevi al sito Jane Austen Fiction Manuscript. E’ il sito in cui sono raccolti e trascritti i manoscritti austeniani arrivati fino a noi (1100 pagine circa). A cura di Kathryn Sutherland, con il patrocinio di Oxford University, King’s College London, Arts & Humanities Research Council, Bodleian Library e British Library.

  • Per chi invece si fosse perso il documentario, potete guardarlo collegandovi alla pagina di Rai Scuola: http://www.raiscuola.rai.it/articoli-programma/a-journey-into-jane-austens-world/23505/default.aspx

  • Rileggi la mia recensione su “By a Lady…. A Journey into Jane Austen’s World”
    –> http://italianshadesofausten.altervista.org/raiscuola-janeausten/